A PROPOSITO DI TERREMOTO: RACCONTO E CONSIDERAZIONI SUL SISMA DEL 24 AGOSTO 2016

Riflessioni a tutto campo su come si vive una scossa di terremoto. 

A PROPOSITO DI TERREMOTO
Premessa
Queste riflessioni devono essere contestualizzate in un’ottica di chi per fortuna, nonostante i vari terremoti vissuti, non ha mai subito un danno nè diretto nè indiretto. A chi è stato toccato  in maniera tragica da questa esperianza, pertanto, potranno sembrare considerazioni superficiali e salottiere: a loro va tutto il mio rispetto, solidarietà e comprensione, a loro spettano ben altre storie e valutazioni. Inimmaginabile dovrebbe essere il vissuto di chi ha trascorso ore sotto le macerie in preda a dolori di ogni tipo aspettando la morte o la salvezza. Il solo pensare, poi, a chi in pochi secondi ha perso tutto: casa, moglie, figli od altri parenti  lascia attoniti e senza parole. Rispetto a queste storie tutto quanto impallidisce e  forse potrebbe dare anche fastidio, ma senza dubbio moltissimi, altrettanto fortunati come me, si potranno riconoscere in queste poche righe.



Mercoledì 24 agosto alle 3,36 sono stato svegliato dai movimenti del letto, dallo scricchiolio diffuso a tutta la casa e dal caratteristico boato sordo a mo’ di rullio che accompagna il terremoto. Ho capito subito di che cosa si trattava: una vecchia conoscenza…….tutti i perugini come me, nati agli inizi degli anni ’50 hanno oramai familiarizzato con questa “presenza”. Anche mia moglie si è svegliata e anche lei  è rimasta calma e silenziosa. Mia figlia invece si è precipitata nella nostra camera agitata, spaventata……. mentre con le parole cercavamo di calmarla, mi sono tornate alla mente vecchie immagini, vecchi ricordi.
 Una scossa quando ancora abitavo in Porta Sant’Angelo durante la cena, con mia madre che si mise a pregare. Un’altra volta, nel pieno della notte, nel condominio di via Leonardo da Vinci, una forte scossa: molte famiglie si precipitarono giù per le scale e rimasero fuori nel cortile, andai nella camera dei miei genitori per chiedere il da farsi e mio padre girandosi dall’altra parte mi disse di tornare a dormire, “ma i vicini!” Chiesi io “Evidentemente domani mattina non avranno niente da fare” fu la sua risposta. Da più grande mi ricordo benissimo del terremoto della Val Nerina, di Monte Urbino con tutto il comprensorio eugubino, quello grosso del 1997 dell’Umbria e delle Marche, quello di Massa Martana, dell’Aquila, di Spina e San Biagio della Valle e tante altre scosse singole che non sono entrate nella storia collettiva….E si! Io e il terremoto siamo cresciuti insieme. Quanti respiri trattenuti, quanti colpi al cuore, quante volte la paura paralizzante! Ma alla fine mai una volta che io sia fuggito di corsa da casa. Poi tanti racconti:” L’hai sentito? Hai sentito che scossa? Che briscola! Che sgrullata! Che trezzicata! Ogni volta il tutto si ripete in modo quasi rituale: per diversi giorni come s’incontra qualcuno che conosci, tu ripeti la tua e lui la sua storia. Da giovane non me ne rendevo conto quale funzione assolvesse questo comunicarsi e scambiarsi la propria storia dell’evento, anzi non pensavo proprio che avesse una funzione….. semplicemente accadeva. Adesso, che ho più anni di esperienza di vita e di professione me ne rendo invece perfettamente conto e ne sono sempre più consapevole. E’ come quando entra in ambulatorio un paziente e gli faccio “narrare” i suoi sintomi, i suoi problemi e lo faccio parlare dei suoi vissuti: da tempo ho capito che il raccontare è una esigenza, una necessità.
Diceva Karen Blixen:” Tutti i dolori sono sopportabili se li si fa entrare in una storia, o se si può raccontare una storia su di essi” Ed è proprio così, attraverso la mia narrazione riesco in maniera viva e concreta a rielaborare la mia esperienza e a condividerla, a darle un senso ed un valore e tutto questo attenua la mia ansia e lenisce il mio dolore. Ritorno indietro nel passato con la memoria e mi vedo come la paura e l’ansia del terremoto quasi sparissero  parlandone con mia madre, con mio padre, poi con mia moglie….dopo con amici e conoscenti. Il percepire che le mie inquietudini, le mie angosce erano state le stesse di chi in quel momento condivideva con me la stessa esperienza del sisma mi confortava, non mi faceva sentire più solo, mi faceva dimenticare, magari, tutto il resto della notte trascorso con il fiato sospeso a domandarmi se ci fossero stati danni, coinvolgimento di parenti, se ci fossero stati feriti o morti e dove?
Adesso tutta questa attesa del giorno dopo non esiste più, almeno per chi da un semplice telefonino o un tablet riesce a connettersi a qualche social come ho fatto anche io quasi subito. E’ stato facile per me allungare una mano sopra il comodino e prendere il mio cellulare che tengo sotto carica per poi poterlo usare al meglio di giorno. Mi è bastato accenderlo, toccare l’icona con la effe bianca su campo celeste e voilà è cominciato il contatto con tanto  mondo ed umanità. Il primo post che appare è di un collega ospedaliero, evidentemente di guardia, che annuncia il passaggio del terremoto, forte, ma senza danni per l’ospedale di Perugia. Poi una mia amica di un piccolo comune vicino scrive se l’abbiamo sentito, di seguito è tutto un susseguirsi di esclamazioni di paura e di sgomento  di tanti amici spesso anche  in vernacolo. Appare il post di mio figlio, che vive a pochi chilometri di distanza, che cita un lancio di agenzia che ci informa sul grado e sull’epicentro del sisma che è in provincia di Rieti: ho pertanto realizzato che non siamo coinvolti in maniera diretta e che un figlio sta bene, anzi, gli mando un messaggio al quale risponde immediatamente con una telefonata in cui mi racconta in maniera dettagliata tutta la cronaca del “suo terremoto”. Vivendo da solo, forse, la voglia di scaricare verbalmente tutto il suo vissuto era incontenibile. Nel frattempo le spie luminose che indicano se l’amico è on line  si accendono numerose, come se fosse mezzogiorno e vedo anche quella di mia sorella: invio messaggio e mi chiama, a sua volta mi racconta la sua storia e la sua paura e che ha già telefonato a nostro padre. E’ tranquillo, ha detto la badante, e già sta guardando il televisore per l’edizione straordinaria sul sisma….insomma oramai ho saputo quasi tutto. Il figlio che sta a Firenze? Senz’altro non avrà avvertito niente e starà dormendo beato e a questo punto posso anche rilassarmi, ma lascio il telefono acceso, chissà se dovrò essere utile a qualcuno?
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Tiziano Scarponi

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