ERAVAMO QUATTRO AMICI AL…….L’ORDINE DEI MEDICI.

Considerazioni sulle differenza fra libera professione e dipendenza medica.
Editoriale pubblicato sul Bollettino dell’Ordine dei Medici-Chirurughi e Odontoiatri della Provincia di Perugia n 2/2015
ERAVAMO QUATTRO AMICI AL ……. L’ORDINE DEI MEDICI 
Di solito le riunioni del  comitato di redazione, piuttosto rare, di questo bollettino procedono in modo tranquillo e pacato, ma quest’ultima volta non è stato così.. Il dottor Giuseppe Quintaliani, ha portato alla nostra osservazione un articolo del BMJ che riportava un racconto del dottor John Dean, un cardiologo inglese,dal titolo:” L’attività medica privata è immorale e i medici dovrebbero rinunciarvi”. In pratica, il collega d’oltre Manica esordisce cosi:”Prova a chiedere a un fumatore: l’ultima persona con cui vorrebbe stare mentre si sta accendendo una sigaretta è una che ha appena smesso di fumare. Ecco, io sento un disagio analogo con i miei colleghi da quando ho lasciato l’attività privata». Prosegue dicendo che ad un certo momento della sua vita professionale, pur non essendo amante della vita lussuosa ed agiata, aveva accettato di affiancare alla sua attività nell’ospedale pubblico anche quella privata. Dover crescere i figli, dover ristrutturare la casa gli erano sembrati degli ottimi motivi per questa scelta, ma con il passare del tempo:” Mi sono reso conto, in coscienza, che non potevo continuare. Non importa quanto siano alti i tuoi standard morali e etici: non puoi sfuggire al fatto che sei coinvolto in un business dove la condotta di alcuni  – che è al limite del criminale – è finalizzata a predare i bisognosi». il dottor Dean sottolinea il concetto che alla fine si verifica la condizione per cui i soldi contano più della salute dei pazienti ed incidono anche sulla qualità delle prestazioni offerte dal SSN in quanto «non si può essere in due posti contemporaneamente, perciò il tempo speso nel privato priva il servizio sanitario di una valida risorsa».». Ma soprattutto perché svolgere l’attività privata cambia, per un medico, il modo in cui pratica la medicina. E lo fa in peggio. Un esempio? «È difficile convincere un paziente privato a non ricorrere a esami e trattamenti non necessari anche se lo fai con i pazienti del servizio sanitario. Perciò, per evitare lo stress di questa dissonanza cognitiva, devi adottare lo stesso sistema in entrambe le parti della tua attività». In questo modo le prestazioni inappropriate vengono incentivate non solo nel privato, ma anche nel pubblico. Inoltre «l’attività privata crea un perverso incentivo ad aumentare le liste d’attesa nel pubblico: dopo tutto, maggiori sono le liste d’attesa più cresce l’attività privata». Il nostro Quintaliani ha concluso il suo discorso affermando di essere fortemente in linea con queste considerazioni e, proprio per questo, a suo tempo ha fatto la scelta del tempo pieno e di rinunciare a qualsiasi tipo di attività privata. Come era logico aspettarsi, la reazione dei colleghi liberi professionisti è stata immediata……si può avere un comportamento perfettamente etico anche da medici che lavorano esclusivamente nel privato, come noi odontoiatri….qualche perplessità ci potrebbe essere in chi come il cardiologo inglese opera contemporaneamente  nel privato e nel pubblico…no, assolutamente tutto dipende dalla persona e dalla moralità del collega….. Ovviamente non siamo arrivati ad una conclusione, anzi, il giorno dopo c’è stato anche una coda della discussione attraverso scambio di posta elettronica. Io pure non ho risposte da dare. Mi congedo da Voi augurando a tutti delle buone vacanze, con la speranza che questo editoriale possa suscitare qualche ulteriore dibattito e riflessione in merito e che ci sia un seguito con lettere o email.
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Tiziano Scarponi

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