I MEDICI ITALIANI SONO ALLO SBANDO!…….I MEDICI ITALIANI SONO ALLO SBANDO?

Editoriale pubblicato sul Bollettino dell’Ordine dei Medici Chirurghi della Provincia di Perugia n 4/2015 1/2016
I medici italiani sono allo sbando!…….i medici italiani sono allo sbando?
Scusate la modalità forse un po’ strana del titolo, ma l’obiettivo di questo editoriale è quello di stimolare qualche riflessione in modo che alla fine ognuno possa concludere questa proposizione ” i medici italiani sono allo sbando”  con il punto esclamativo o con quello interrogativo.
Questa, per lei, affermazione è stata fatta dalla senatrice del Partito Democratico Annalisa Silvestro ex presidente nazionale degli Infermieri d’Italia nel corso di un incontro-dibattito organizzato dai Collegi infermieristici di Matera e Salerno e riportata in un video che è diventato virale nei gruppi social frequentati dai medici. La Silvestro contestualizza questa sua affermazione con il fatto che noi ” non riusciamo più a trovare l’elemento su cui avere una posizione culturalmente dominante”, e, fino qui potremmo stare anche in silenzio: non è detto che la logica del dominio in senso stretto ci possa o debba interessare, ma il problema è che la stessa tenta di far passare il concetto che oramai non abbiamo più nessuna posizione culturale. Senza mete ed orizzonti, senza ideologia e politica professionale, senza più consensi né fra la gente né fra i politici e per questo saremo sopraffatti da una categoria numericamente maggiore, la sola poi in grado di garantire la vera continuità assistenziale. Mi pare giusto riferire anche che come indicatore di tutto ciò, usi la scarsa adesione e l’assoluta assenza di risonanza mediatica dei nostri scioperi e in particolare dell’ultimo del 16 dicembre u.s. organizzato dall’intersindacale medica: ” Non se ne è accorto nessuno”.
Ritengo anche doveroso riportare come sempre la stessa Senatrice sia al centro di circostanziati attacchi sui suoi presunti conflitti d’interessi in merito agli emolumenti che percepisce, in virtù di una sua partecipazione diretta ad una società assicurativa che gestisce polizze professionali per infermieri, ma questo è un problema suo.
Ben più contestualizzate, senz’altro oltre la logica, forse, del comizio elettorale, sono invece le affermazioni e le considerazioni del sociologo Ivan Cavicchi che è docente presso la facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Tor Vergata di Roma di : sociologia dell’organizzazione sanitaria, logica, filosofia della scienza, filosofia della medicina, come leggiamo nel suo sito internet. Il Nostro, inoltre, ha ricevuto la laurea in Medicina e Chirurgia honoris causa dall’Università degli Studi di Chieti, ha scritto numerosi libri che spaziano dalla bioetica all’epistemologia, dalla politica sanitaria all’antropologia medica e può essere, insomma, giustamente considerato un vulcano ad eruzione continua di idee e considerazioni sul nostro mondo di medici. La sua ultima fatica è un eBook dal titolo:” La questione medica”, dal sottotitolo:” Come uscire dalla palude”, che è una raccolta in maniera ragionata di tutti i suoi articoli usciti su Quotidiano Sanità dal 2012 sino alla fine del 2015 in cui si dipana tutto un ragionamento che analizza la crisi dell’essere medico oggi in tutti i suoi aspetti, ne contestualizza i vari scenari provando anche ad ipotizzare le possibili vie di risoluzione. Nel mese di gennaio 2016 ha pubblicato ben quattro articoli, sempre su Quotidiano Sanità, che sintetizzano in un certo qual modo la ” questione medica” negli aspetti della nostra politica professionale, della nostra rappresentatività istituzionale e della nostra strategia. Non nascondo che in qualche passaggio ho fatto fatica a mantenere la calma durante la lettura, ma se è vero come dice il proverbio che:” la lingua batte dove il dente duole!” Significa che se non altro anche dal mio punto di vista la questione medica è un problema. Provo a fare una sintesi di questi quattro articoli.
Tutto il ragionamento parte dalla notizia dello sciopero indetto per marzo prossimo dall’intersindacale medica.
Un nuovo sciopero dei medici. Ma ‘ndo vai se la banana nun ce l’hai? Il nuovo sciopero di 48 ore annunciato dai sindacati medici sarà forse un ballon d’essai, forse no. Ma resta il fatto che è stato convocato senza che sia stata fatta una analisi del percorso fatto sino ad ora, degli insuccessi accumulati, dei rischi di ulteriore delegittimazione e delle gravi conseguenze che potrebbero derivarne…. Quando non c’è la cena da servire è discutibile scioperare perché la tavola non è apparecchiata. Rinnovare contratti e convenzioni mentre la professione è vittima di cambiamenti che non controlla, che subisce, che la impoverisce fino a rischiare lo snaturamento del suo paradigma, ha meno senso di ieri.”
Ho estrapolato queste due considerazioni dal primo articolo per far capire il tono usato e che il messaggio da ricevere è quello che pensare alla questione economica senza pensare ai contenuti professionali è un non senso. Ben più pesante però, è l’addebito fatto nel secondo articolo alla categoria medica e soprattutto ai suoi generali, intendendo con questi i nostri rappresentanti istituzionali.
“…Se dovessi riassumere le caratteristiche antropologiche medie della categoria dei medici  direi che essi sono:
· “individualisti” i medici sono inclini ad anteporre  agli interessi collettivi quelli propri individuali,
· “utilitaristi”  per i medici utilità e interesse sono la stessa cosa , entrambi  sono il criterio base dell’azione morale,
· “opportunisti”i medici quando è il caso ritengono di rinunciare ai propri principi e accettare compromessi,
· “immanentisti” per i medici esiste solo il presente cioè il tempo degli interessi concreti e reali ,essi per quanto si sforzino non riescono in genere a vedere il mondo più in la del proprio naso per cui per loro il futuro non esiste,
· “conservatoristi” essi  avversano i progetti utopistici, i mutamenti troppo radicali, hanno scarsa capacità ideative  e progettuali, in genere stanno bene nello status quo e se qualcosa cambia si adeguano passivamente………. Ma è solo questione di generali? Purtroppo no. Se fosse così banale basterebbe cambiarli, per quanto sia un’impresa tutt’altro che semplice e che comunque dovrebbe ammettere  la possibilità di avere dei generali alternativi (ma ci sono?). Il problema si accresce enormemente quando i generali sono tali in ragione di un’organizzazione storicamente definita e riassumibile in pochi concetti:
· pansindacalismo, il principio sindacale dell’interesse contrattuale permea per intero l’intero arco della rappresentanza medica vale a dire sindacati, ordini, istituti previdenziali  e in qualche misura anche  le società scientifiche,
· oligarchia, i generali  più importanti cioè con maggiori deleghe  soprattutto dei sindacati autonomi costituiscono una elite che decide praticamente tutto,  
· comparaggio associativo  tutte le decisioni e le scelte ma soprattutto  le nomine, quindi i compensi,  sono il frutto di accordi interni, alleanze, scambi convenienze reciproche….soprattutto in casa Fnomceo e in casa Enpam,
· opposizione complementare,  la minoranza è per lo più legata a competizioni  interne di potere pur manifestando dissensi  su questo o quel singolo problema  essa non ha un programma, una strategia  e in questo modo non solo non è visibile  ma non  ridiscute mai  strategie,  modelli, e assetti,
· opportunismo variabile  il consenso  interno è regolato alla distribuzione  delle utilties di ogni tipo ad ogni livello. I medici sono tutti sempre molto coperti, ognuno di loro ha sempre un piccolo interesse da difendere che gli suggerisce di non compromettersi con commenti e prese di posizione,
· interessi personali  tutti gli spazi importanti dell’arco della rappresentanza  medica compreso Fnomceo  e Enpam sono occupati dall’elite che sovrasta sul sistema dei sindacati autonomi  e danno luogo a redditi personali importanti….”
Il terzo articolo è più indirizzato alla strategia:”…. La piattaforma rivendicativa dei medici tradisce una debolezza che nessuna vertenza seria di nessun tipo può permettersi pena il rischio di andare fuori gioco, che è quella di essere fuori contesto, cioè di essere implausibile. Essa è in effetti implausibile non per quello che chiede, perché quello che chiede se i contratti funzionassero sarebbe dovuto, ma perché è totalmente indifferente al contesto, alle politiche in essere, alle caratteristiche della sua controparte, perché propone un interesse comunque autoriferito e in questo senso egocentrico. Sono ormai 10 anni che i medici sono sconfitti sul campo ma la ragione della loro sconfitta permanente non è un difetto di mobilitazioneperché quando vogliono sanno mobilitarsi ma è il loro pretendere di invertire l’ordine delle cose, indifferenti al mondo che cambia….”. L’ultimo articolo rinforza il concetto del precedente:” …..Perché i medici e i loro generali hanno paura del cambiamento? I medici sino ad ora hanno messo in fila una serie di sconfitte nel senso che tutte le loro battaglie sono risultate alla prova dei fatti “inconseguenti” cioè non hanno prodotto risultati. Il motivo? Nessuna vera piattaforma per rimettersi in gioco da vincenti.”
Allora…proviamo a rispondere a queste considerazioni, provocazioni? Da parte mia la risposta non mancherà nel prossimo editoriale, sarebbe interessante avere anche il parere di molti altri colleghi.
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Tiziano Scarponi

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