LA SCUOLA DEL QUARTIERE FILOSOFI NEGLI ANNI 60

 

 

La mia avventura scolastica nel quartiere filosofi ha inizio nel marzo del 1961, allorché dall’Enzo Valentini venni “deportato” in quella che era la sezione distaccata del Giovanni Cena nei garage di via Leonardo da Vinci.

Per chi non lo sapesse la scuola elementare occupava tutti i locali piano terra della palazzina dove sono ancora presenti le attività commerciali della via,  a partire da dove sino ad un paio di anni  fa c’era la yogurteria per arrivare sino all’ultimo garage che vedo sempre con la saracinesca chiusa. C’era una rete metallica che delimitava il cortile dello scuola sino all’ancora evidente confine con la strada pubblica e un cancelletto che era situato più o meno all’altezza dell’attuale macelleria Lupatelli. L’ingresso principale era una porticina di vetro dove attualmente ci dovrebbe essere la centrale elettrica dei frigo della macelleria stessa e da lì si accedeva ad un lungo ed angusto corridoio creato con il cartongesso da dove si aprivano le porte di accesso alle aule. Se dovessimo considerare le vigenti regole sull’idoneità e sull’agibilità dei locali, senza dubbio tutta la scuola sarebbe ora fuorilegge, ma a quei tempi non si andava tanto per il sottile e l’esigenza del quartiere che ogni anno era via via sempre più popolato lo richiedeva. Basti pensare che l’anno successivo al mio arrivo, la prima classe, non essendoci i locali per fare due sezioni, venne attivata in due turni: uno mattutino e uno pomeridiano.

Quando arrivai frequentavo la classe IV e provenivo dalla scuola elementare Enzo Valentini che come tutti i perugini sanno è ancora nella stessa sede di via F.Innamorati. Questa scuola dell’Elce era frequentata per metà da alunni “indigeni” e l’altra metà da alunni provenienti dai quartieri popolari di porta Sant’Angelo o della Conca. Vantava una sua architettura e una sua tradizione oramai consolidata e nella mia mente questa nuova scuola non reggeva al confronto. Non vedevo il Direttore, la segreteria, i tanti bidelli schierati e soprattutto la fontanella  con lo zampillo  per bere a fine corridoio in prossimità dei gabinetti come avevamo ai giardini pubblici Giosuè Carducci.

Anche qui il mio inserimento “sociale” non fu immediato. Venivo da una classe interamente maschile in cui le femmine venivano considerate nelle nostre teste di ragazzini cose di poco conto, ma soprattutto il rapporto fra docente, maestro uomo, e alunni era completamente diverso: al Valentini era una continua competizione con lui che  ci giudicava e puniva  e noi che cercavamo di farla franca. Nella via L. da Vinci invece ero capitato in una classe mista con diverse compagne piuttosto agguerrite e con una maestra che trasferiva il proprio ruolo materno anche nell’insegnamento. Mi trovai, perciò, completamente spiazzato: dover rivedere la mia presunta supremazia di genere e dover superare lo stile da caserma cui ero abituato. Questo ha comportato una certa reazione in me che dovrebbe essere stata di tipo aggressivo, ricordo infatti che non mi piaceva affatto dover interpretare il ruolo del pulcino che correva sotto l’ala della chioccia insieme agli altri pulcini mentre mi piaceva recitare il ruolo del galletto venuto da un altro pollaio.  A distanza di tanti anni non posso però che esprimere benevolenza per quelle compagne, per quella maestra: Maria Concetta Rossetti. Una maestra all’antica, di quelle che insegnavano non solo le materie previste, ma uno stile di vita imperniato sul dovere, sul lavoro e lo studio. Mi ricordo come l’ultimo giorno di scuola della quinta classe venne in aula con tanti bollettini postali, tanti foglietti per telegrammi affinché ognuno di noi imparasse a fare un pagamento o un telegramma all’ufficio postale…..era forte in lei ancora il retaggio che molti alunni con la licenza elementare cessavano gli studi e dovevano essere quindi pronti alla vita di tutti i giorni. Per la cronaca, con la mia classe 1952 iniziò la Scuola Media Unificata e l’obbligo sino a quattordici anni di età.

Delle altre classi mi ricordo poco. Ricordo il maestro Mattiacci, il bidello Desiderio e altri nomi di qualcuno come Staffa Stefano o di un altro che ora non c’è più come Walter Spontina.

Invece ho ben presente che a metà anno scolastico di quando frequentavo la quinta classe, la scuola venne trasferita dall’altra parte della strada dove adesso c’è un parcheggio privato recintato,  nel frattempo infatti era stato assemblato un prefabbricato per poter ospitare due sezioni…….a quei tempi il quartiere cresceva in modo vorticoso.

 

 

Nella foto che è stata scattata durante la frequenza della classe quinta, proprio davanti alla mia aula che corrisponde all’attuale negozio di frutta e verdura della famiglia Moretti, possiamo riconoscere nella fila dei maschietti da sinistra verso destra: Ghidoni Roberto, Alunni Enrico,  Spitaleri Francesco, Murtas Roberto, Zaro Massimo, io, Vipera Claudio, Mattiacci Carlo, Monacelli Pasquale, Ghezzi.

Le femminucce da sinistra verso destra: Patrizia Giancola, Lucia Pitzurra, Ivana Grechi, Daniela Falsetti, Nevia Sarnari, Lucia Mastrini, Graziella Sabatini, Cristina Piergiovanni,  Lucia Tedeschi, Claudia Bevilacqua, Daniela Fagioli, Carla Berardi, Ornella Tarducci, Giuseppina Ambrosi, Patrizia Bazzucchi, Claudia Bindi.

 

 

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Tiziano Scarponi

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