RICORDI DI ADELAIDE SUSTA

Commemorazione di una collega venuta a mancare.

Pubblicato sul Bollettino dell’Ordine dei Medici della provincia di Perugia n 1/2019

RICORDI DI ADELAIDE SUSTA 
Penso che sia capitato a tutti di eludere un impegno o un appuntamento. Incoscienza? Paura? E’ difficile dirlo, anche perché cercare di capirne le cause, sarebbe comunque un modo di affrontare la questione e pertanto scatta quasi automatico il meccanismo della freudiana rimozione. Cara Ade, è passato più di anno da quando ci hai lasciato e solo ora trovo il coraggio e la disponibilità mentale di parlarti.
Non me ne volere! Provo anche un senso di colpa…ho visto come i tuoi e nostri amici ti hanno commemorato al Centro Fiere di Bastia insieme ai tuoi pazienti e concittadini, e si! C’ero anch’io tra il pubblico e mi sentivo crucciato per non averti dedicato nemmeno una riga da condividere con te insieme a tutti gli altri sul palco, ma ero come immobilizzato, come quando nei sogni cerchi di scappare via da chi ti insegue per prenderti, ma più corri e più resti nello stesso punto.
La prima volta che ci parlammo in modo più personale fu in occasione di una manifestazione contro l’allora ministro della salute De Lorenzo, in cui quasi tutti i medici italiani marciarono su Roma per protestare contro l’aziendalizzazione della sanità. Ci trovammo per caso vicini di poltrona nell’autobus che ci portava verso la capitale e dopo che ci presentammo a vicenda, senza tanti convenevoli, incominciammo a parlare a briglia sciolta. Era come se ci fossimo conosciuti da sempre. Fui colpito dalla tua fierezza e determinazione nell’esporre la tua visione della vita, ti ponesti subito nuda senza minimamente preoccuparti di chi avevi davanti, indifferente ad eventuali giudizi e critiche. Mi ricordo che in quei giorni scioperavano i Monopoli di Stato e i tabaccai non venivano riforniti dei normali quantitativi di sigarette e pertanto compravamo quello che trovavamo. Durante una sosta scendemmo dall’autobus per fumare, io accesi una sigaretta dopo aver strappato il filtro perché troppo leggera, mentre tu accendesti un vomitevole “sigarino” esclamando:” Guarda come ci hanno ridotto questi pezzi di m…a!”.
Da quella volta è nato un rapporto di stima reciproca, almeno credo, per cui spesso ci sentivamo per problemi soprattutto legati alla Società Scientifica e al Sindacato. Quante volte telefonavo a casa tua dopo le ore 21 e mi rispondeva Mimmo che con tranquilla rassegnazione mi diceva che eri ancora in ambulatorio.
Quella volta che andammo, sempre a Roma, a frequentare un corso sul colloquio motivazionale legato al cambiamento degli stili di vita deridendoci a vicenda, in quanto tu non eri mai riuscita a smettere di fumare e io a mettermi a dieta.
E quell’altra volta ancora al teatro dell’ONAOSI, in occasione di un convegno nazionale della Società Italiana di Geriatria in cui noi, unici medici di Medicina Generale della faculty,dovemmo sostenere le tesi della Medicina di Famiglia nei confronti dei più illustri geriatri del momento: non arretrammo di un centimetro.
Mentre scrivo sto scorrendo le foto del tuo profilo FaceBookche i tuoi figli giustamente hanno mantenuto e seguitano ad alimentare. Vedo le tue immagini: una di ragazza, qualcuna di donna giovane, la maggior parte di donna matura che è come ti ricordo. I tuoi abbracci con il tuo adorato Domenico. I tuoi capelli nero corvino di un tempo man mano sempre più grigi e anche l’espressione del volto sempre più stanca…la tua malattia. Oramai ci avevi abituato a ritenerti quasi invincibile e quando mi arrivava la notizia di un’ennesima recidiva quasi quasi non ci prestavo neanche più attenzione, convinto della tua ennesima remissione.
Non voglio perdermi nella ripetuta descrizione delle tue immense qualità umane e professionali, altri meglio di me lo hanno fatto: il tuo attaccamento alla professione e ai tuoi pazienti che spesso anteponevi anche ai tuoi famigliari. Il tuo essere moglie, madre, donna.
La tua veemenza nel prendere la parola durante le assemblee e le riunioni professionali che spesso, soprattutto in chi non ti conosceva, poteva scatenare qualche punta di irritazione.
Ti voglio salutare, pertanto, con lo stesso post che pubblicai sul tuo profilo FaceBook nel luglio del 2014 poco dopo l’uscita della tua raccolta di poesie “L’oltre”, che meglio di tante altre parole rappresenta chi eri, anzi, chi sei!
Cara Ade, ho letto e riletto la tua raccolta di poesie “L’oltre” pubblicata da Morlacchi Editore, come ho provato e riprovato a scrivere qualcosa di commento. Ogni volta comincio e poi mi fermo. Che vuoi che ti dica? Mancanza di coraggio? Preoccupazione di come potresti interpretare le mie considerazioni? Probabilmente si, ma questa notte ho deciso di vincere questa mia resistenza. Ade, ti conosco da quando io, tu e Domenico abbiamo cominciato a muovere i primi passi della nostra vita professionale, oramai tanto tempo fa, e da subito mi colpisti per il tuo impeto con cui affrontavi qualsiasi problema. Con te non esistono le mezze misure e i mezzi colori, con te sono difficili mediazioni e concertazioni…..sei fatta così, frutto della tua focosa parte siciliana mescolata con la tua rude parte umbra. O tutta gioia o tutto dolore, tutto amore o tutta disperazione, ed è proprio questo che traspare nel leggere i tuoi versi.
” L’assenza è esplosa” affermi da qualche parte e con questa deflagrazione ammutolisci e fai ammutolire….”sangue sul selciato”, “non resta il tempo”, “prognosi” sono versi che non danno adito ad altri sentimenti se non al dolore, alla rabbia, alla disperazione. Le parti più belle, quelle che ho letto più volentieri e quelle che danno il senso “all’oltre” sono quelle in cui il dolore e la disperazione cominciano ad affievolirsi, a scemare, a trasformarsi in tristezza, nostalgia, rimpianto………e mi piace chiudere con quella che sottolinea questo passaggio e che per me è la più bella:
“Le strade”
Ripercorro le strade che tu mi insegnasti, serpenti che attraversano i colli verdi del maggio.
Macchie di rosso richiamano il sangue dal cuore al cervello. E piango.
Ripercorro le strade e ti parlo con la voce spezzata, poi taccio e ricordo la tua assenza improvvisa.
Ascolto il dolore. Ripercorro le strade, mi illudo che tu ci sia, in fondo, ad aspettarmi ridente”
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Tiziano Scarponi

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