Via dei filosofi anni ’60 al tempo del primo parroco don Igeo Castellini

 

Don Igeo Castellini è stato il primo parroco della parrocchia Santa Maria di Colle dopo che questa venne trasferita da Corso Cavour in via Leonardo da Vinci, quando la stessa ancora si chiamava via dei filosofi. Io lo ricordo ancora molto bene: sempre con indosso esclusivamente l’abito talare, con i suoi occhiali da vista con lenti di uno spessore incredibile, con il suo profilo sagomato da una discreta “pancetta”. Ogni venerdì mattina verso le ore 11,00, veniva nella mia classe della scuola elementare che frequentavo, a tenerci  la lezione di religione, di cui poi eravamo obbligati alla rendicontazione per compito a casa da parte della maestra.

Una volta alla settimana “faceva la dottrina” che terminava quasi sempre con rimproveri e filippiche in merito al nostro comportamento sul piazzale della chiesa o per le vie del quartiere, non riuscivo a capire allora come mai fosse sempre a conoscenza di tutto.

Quando venni ad abitare in via Leonardo da Vinci nel 1961, l’attuale chiesa era un cantiere e la messa e le funzioni religiose venivano celebrate nello stabile che delimita il lato nord del piazzale che fa un corpo unico con la canonica tramite un portico. Ho ancora nitida l’immagine di questo portico rigoglioso di fiori e piante curate con amore dalla mamma di don Igeo: una signora molto anziana con sempre un fazzoletto annodato sulla testa e con sempre il grembiule indosso. Sotto questo portico, inoltre, appollaiato sopra un trespolo c’era spesso il grosso pappagallo di don Igeo, mi pare che si chiamasse in maniera poco originale Loreto o Cocorito. C’è stato un periodo in cui girava la voce nel quartiere che quest’uccello fosse stato confinato entro le mura di casa perché stando all’aperto, aveva appreso dalle maestranze del cantiere e dai “freghi” grandi, che giocavano a pallone nel piazzale, alcune espressioni che poco si addicevano allo stile di un sacerdote, bestemmie a ripetizione.  Io sono stato sempre convinto che fosse stata una leggenda metropolitana sino alla settimana scorsa allorché don Pietro, invece, mi ha confermato che era proprio vero.

Non voglio e non posso esprimere giudizi su don Igeo come sacerdote. Durante la sua attività parrocchiale ero troppo giovane per essere in grado di valutare e giudicare il suo operato. Io lo ricordo attraverso istantanee che affiorano, man mano che sto scrivendo: le zelatrici, donne che venivano per suo conto ogni mese a bussare alla porta di casa per raccogliere offerte per la chiesa in costruzione. Il pollaio che teneva nel retro della canonica  con le galline che erano spesso bersaglio delle nostre cerbottane. La sua voliera con una miriade di canarini e bengalini. Il suo cappello a larga falda circolare, la sua lucida “Topolino” scura, su cui sono salito anche io in occasione della benedizione pasquale delle abitazioni, per la cronaca facevo il chierichetto. Fu proprio in occasione di queste benedizioni che morì all’improvviso nella casa di un parrocchiano per una crisi cardiaca, suscitando una grande impressione per tutta via dei Filosofi e traverse.

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Tiziano Scarponi

6 comments

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    Mario

    Grande Tiziano, mi hai fatto venire in mente ricordi sopiti nel tempo.
    Aspetto con ansia le prossime puntate.

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    Sergio Tardetti

    Anche il mio ricordo di don Igeo somiglia al tuo, sempre in abito talare, con un bel cappello alla don Camillo nelle occasioni importanti. Quando non c’erano ancora né chiesa né oratorio, la messa e il catechismo si tenevano in un garage proprio di fronte all’abitazione di don Igeo. Ricordo bene quel palazzo, dove, tra gli altri, abitava anche la famiglia Settonce, perché mia madre era la persona che puliva le scale e, a richiesta, anche appartamenti. Avevo otto anni quando mi portò con sé per la prima volta, mi diede una scopa in mano e mi spiegò come avrei dovuto fare. Avevamo un ottimo rapporto con tutte le famiglie che abitavano lì e a volte invitavano me e mia sorella a qualche festa di compleanno dei loro figli. Fu la mia classe, nel 1960, a inaugurare i garage che venivano utilizzati come aule per le lezioni. Frequentavo la quinta classe e a ricreazione avevamo a disposizione un immenso parco giochi, molto più grande dell’attuale parco di Sant’Anna.

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    Loretta Propsr

    Vorrei sapere dove trovare in vendita il libro del dott. Tiziano Scarponi

    • Tiziano Scarponi

      Tiziano Scarponi

      Gentilissima, la ringrazio per l’implicito apprezzamento delle mie memorie che in questo momento sono pubblicate di volta in volta su questo blog e linkate su facebook. Se interessa, mi chieda l’amicizia su facebook così può vedere sicuramente i vari articoli. Grazie.

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